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L'eco-mercato dei telefonini usati «Controllati, riparati e certificati fanno evitare un grande spreco» 


Disegno del Corriere della sera sezione Uso & Consumo su riCompro

Quando ha acceso il Pc il 13 marzo scorso Fabian Thobe è saltato sulla sedia, nel suo ufficio in via Aosta 4. Un certo  Hamza gli scriveva da Novara, per comprare una grossa partita di smartphone usati. «L'ho assecondato » racconta. All'incontro il giorno dopo, si è presentato con i carabinieri. Il potenziale acquirente è finito in manette - era un ricettatore con precedenti - e Thobe è tornato alla dura realtà.

La vita dei riparatori di telefonini non è facile. Le giornate finiscono in genere «con la coscienza pulita e tanta stanchezza » e i clienti favolosi non esistono. I concorrenti sono gli «aggiustatutto» cinesi e il mercato online più o meno nero, ma l'impresa di Thobe è qualcosa di diverso. Fondata l'anno scorso, per prima ha inaugurato sotto la Madonnina il commercio del «ricondizionato» alla tedesca. «La differenza rispetto all'usato - deve spiegare ogni volta il 31-enne, da cinque anni a Milano - è che l'usato allunga di poco la vita degli oggetti. Non vengono controllati, né riparati, né certificati come, invece, facciamo qui».

Il «qui» è un ufficio al secondo piano dell'Impact Hub vicino a Corso Sempione, un incubatore di startup innovative a impatto socio-ambientale. Su un grande tavolo si accumulano iPhone e Samsung inscatolati, computer e tazze di caffè. Più che un'officina elettrotecnica sembra un garage californiano: nella Silicon Valley Thobe ci ha lavorato, alle spalle una carriera nel colosso delle consegne a domicilio Delivery Hero. Si è trasferito a Milano «per fare qualcosa per l'ambiente» e ha calcolato che ogni anno un telefono su due in Lombardia diventa un rifiuto non riciclato. «Spreco enorme». Thobe arriva in ufficio la mattina presto, in bicicletta. Assieme al socio Alessandro Faccin, 28 anni, smistano e controllano i telefoni, poi ricontattano uno a uno i proprietari. «Offriamo una cifra a seconda delle condizioni del telefono. Se non viene accettata lo rispediamo al proprietario senza costi. Altrimenti lo rimettiamo in sesto, appogiandoci a tecnici autorizzati». Infine lo caricano sul loro sito, riCompro.it, o lo inviano a uno dei quattro negozi convenzionati in città.

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Il problema è che meno di un consumatore lombardo su dieci vende online i propri telefoni usati. Una volta su due, secondo un'indagine recente di riCompro, chi acquista un nuovo smartphone preferisce conservare il vecchio a casa. I metalli rari (cobalto, tantalio , oro) contenuti negli apparecchi «in questo modo non possono essere riciclati, e devono essere nuovamente reperiti a danno dell'ambiente» spiega Elena Barone di Sit, una community di associazioni che si occupano di innovazione sociale promossa nel 2010 dalla Fondazione Maieutics. Convincere a tirar fuori questo «tesoro» dai cassetti non è facile.

E ancor meno «far capire ai consumatori che il riciclo è solo l'ultima spiaggia» osserva Barone. «La rigenerazione da zero degli apparecchi è l'alternativa più ecologica; ma anche la meno conosciuta». Allungare la vita dei telefoni è la missione dei «ricondizionatori» come Thobe e Faccin. Negli ultimi anni ne sono spuntati diversi[...]. Attenti ai costi «nascosti» a carico del cliente, però, e alle clausole trabocchetto. Il mercato è ancora sottosviluppato rispetto al Nord Europa, dove «esiste una maggiore consapevolezza dei consumatori digitali e rigenerare i propri telefoni è già un'abitudine diffusa » spiega Barone. Milano rincorre, con il 15 per cento del ricondizionato nazionale: ma «parliamo di una ristretta - minoranza» conclude l'esperta. «E gli operatori professionalisti sono ancora pochi».