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Il cellulare è parte integrante della vita quotidiana di milioni di persone. Ben oltre lo strumento in sé, un telefonino è simbolo, identità, immagine e avatar di un modo d'essere e d'interagire di una persona nel suo contesto sociale di riferimento. Quali le cause e gli effetti di questa evoluzione del mercato mobile ?

L' 8° Rapporto Censis/UCSI sulla comunicazione I Media tra crisi e metamorfosi conferma come anche in pieno periodo di crisi (anno 2009) gli Italiani non hanno smesso d'investire in tecnologia, sottolineando la crescita esponenziale della "diffusione di tutti i mezzi di comunicazione tra il 2001 e il 2009", dovuta a una convergenza dei nuovi media che ha portato all'aumento degli "utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%)" come anche della radio che "ormai si può ascoltare anche dal lettore mp3, dal telefonino e dal web". Il Mercato della Telefonia Mobile, in particolare, ha retto l'urto dell'onda crisi: "mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione), a crescere notevolmente è stato l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate – e costose – sono diminuite: l’uso dello smartphone è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%". Statistiche che chiariscono il ruolo del telefonino nella società come "un bene a cui non si può rinunciare, neanche in tempi di crisi".

Un mercato così consolidato, massificato, diversificato e diffuso capillarmente ad ogni livello sociale, crea di contro nuove esigenze e l'insofferenza verso alcuni dei paletti che ad oggi definiscono il business del settore della Telefonia Mobile. Si tratta di un discorso che coinvolge tanto i negozianti e le filiere di distribuzione cui fanno capo, quanto il privato alla ricerca di un nuovo cellulare, come anche quell'ultimo anello della catena che parte dalle rimanenze di magazzino di enti e aziende per arrivare al tema delicato dei rifiuti tecnologici. Gerardo Taglianetti, MD de Il Celluvale (sito acquistato da riCompro.it), definisce il settore come " un mercato massificato e consumistico che si è evoluto a velocità impressionante. Fino a qualche anno fa molte delle persone che acquistavano un cellulare erano alla loro prima volta. Oggi, molte delle persone che acquistano un telefonino hanno sicuramente altri due cellulari chiusi nei cassetti oltre a quello che hanno in tasca al momento dell'acquisto del nuovo cellulare". Qui il primo limite, che coinvolge l'intera catena distributiva del settore. "In Italia, fino ad oggi" - continua Taglianetti - "il negozio di telefonia cellulare ha soltanto venduto i cellulari ed i relativi accessori non dando modo al cliente di smaltire le proprie personali rimanenze. Il cellulare che tiene in tasca al momento dell'acquisto, i cellulari andati che tiene chiusi in un cassetto di casa, uniti alle rimanenze dello stesso negoziante, degli enti statali e delle aziende, definiscono uno scenario completamente nuovo e trasversale che arriva a coinvolgere il problema dello smaltimento del rifiuto tecnologico, toccando anche argomenti prettamente di natura ecologica e ambientale".

I rifiuti Hi-Tech rappresentano un problema irrisolto per i Paesi tecnologicamente avanzati. " Persino l'Unione Europea, che ha varato regole più severe di altre aree del mondo, nei fatti non sa che fine fanno Il 75 per cento dei rifiuti hi-tech che produce" - riportava Punto Informatico nel Febbraio del 2008. Situazione che a quasi due anni di distanza non è migliorata: "Resta infatti irrisolto il problema relativo alla parte di umido che attualmente va persa ed al ritiro e riciclo di svariati tipi di rifiuti quali televisori, computer e accessori, elettrodomestici, orologi, calcolatrici, telefonini, caricabatteria e così via fino ai materiali che rientrano nella categoria di rifiuti speciali" - si legge nell'ultimo comunicato stampa WWF Brindisi. Ma perché lo smaltimento dei rifiuti tecnologici è così problematico ? "Rientrando nella categoria di Rifiuti Speciali " - spiega Gerardo Taglianetti - "lo smaltimento di questi rifiuti è demandato a Centri appositi dipendenti dalle amministrazioni locali o da Società che si caricano della raccolta. La filiera poi prevede lo stoccaggio del rifiuto, lo smantellamento e il riciclo. La raccolta di questa tipologia di rifiuti è affidata a consorzi provinciali organizzati in Isole Ecologiche verso cui convergono i materiali hi-tech e non solo. Qui nasce il primo grosso problema. Non tutte le provincie sono attrezzate per questa particolare raccolta differenziata. Il secondo problema è che in molti comuni è il cittadino a doversi fare carico di portare il suo rifiuto tecnologico al centro di raccolta. E' pure vero che alcuni comuni, ad esempio in Campania, hanno attivato un servizio settimanale di raccolta a domicilio ma si tratta più che altro di casi isolati se rapportati al contesto nazionale di riferimento".

Il Mercato dei Cellulari non rallenta. Il segmento di mercato è in continua crescita. La massificazione si estende a Paesi che fino a qualche anno fa erano fuori dal sistema a causa dei propri gap di comunicazione. Nuovi milioni di clienti, nuove centinaia di milioni di rimanenze. Nuove tonnellate di rifiuti tecnologici alla porta. Così mentre il mercato della Telefonia Mobile continua ad allargare i suoi orizzonti, come nel caso dei Navigatori GPS per far lavore meglio agricoltori e spazzaneve, l'altra faccia della medaglia è l'allerta riguardo il traffico illegale di rifiuti tecnologici che coinvolge i Paesi in via di sviluppo. Traffico testimoniato da Greenpeace (e non solo) che nel Febbraio 2009 Nigeria e i rifiuti hi tech: "Dopo un'operazione segreta lunga tre anni, abbiamo le prove per denunciare ancora una volta come i rifiuti hi-tech vengano trasportati illegalmente nei Paesi in via di sviluppo. Un dispositivo di tracking con collegamento GPS nascosto dentro un vecchio televisore, ormai non più riparabile, ci ha permesso di seguire tutto il percorso del rifiuto: dalla Gran Bretagna alla Nigeria sotto la falsa veste di bene di seconda mano". E nel mezzo il distributore, l'azienda, l'ente, il cliente privato a fare i conti con rimanenze di cui disfarsi. "Soluzioni ? Più che altro la chiave è quella di piccoli passi per soddisfare e sensibilizzare la collettività. Permutare un vecchio telefonino con uno nuovo. Raccogliere telefonini rotti, usati, inutilizzati per riportarli a vita nuova per rimmetterli in mercati con forte domanda tecnologica. Coinvolgere organizzazioni umanitarie e sociali a livello locale e nazionale, supportandone le iniziative e rafforzando il legame del cittadino con le problematiche sociali e ambientali. Questo è la nostra mission e quella che chiamo 'politica dei piccoli passi'. Politica dei Fatti" - commenta l'MD de Il Celluvale, fotografando il quadro generale di un settore che inizia a muovere passo verso quelle priorità ecologico-ambientali che sono tema portante di tutti i prodotti tecnologici usati e da smaltire.